Treni, incontri, poesia

Tilo_Estate2Dieci, dodici minuti; a volte anche per ore: quasi ogni giorno viaggio in treno.

Se appena posso, mi siedo su sedili dove non ci sono altri viaggiatori. Per stare tranquillo, per lavorare meglio o, forse, solo per evitare incontri. Se non è possibile, quasi mai cerco il contatto, il dialogo con altri viaggiatori al di là di un educato saluto di circostanza «È libero? Buon giorno. Buona sera. Buon viaggio. Buon week-end».

Per la maggior parte del viaggio resto confinato nel mio piccolo mondo: lo smartphone, il tablet o i dossier da leggere per preparare la riunione. Solo raramente osservo il paesaggio e le persone.

Sul treno ci sono giovani studenti che ripassano le lezioni per mandare a memoria nozioni con metodi finalizzati solo a superare un’interrogazione o una prova scritta. C’è chi fa più fatica e chi aiuta gli amici meritandosi attenzioni e sguardi interessati e riconoscenti.
Ci sono colleghi che parlano di lavoro anche in posti lontani e per me fantastici: la spiaggia e il bar dove ritrovarsi dopo una giornata di lavoro nella sede all’estero.

Qualche incontro è regolare: lo stesso treno, le stesse fermate, gli stessi posti.
E così, immagino di scrivere un ritratto o una storia: che mestiere fa? Dove va? Con chi parla al telefono? Sorride: cosa l’aspetta questa sera?

Il  viaggio in treno potrebbe però anche essere occasione per momenti più intensi e ricchi.
Me lo ha ricordato Elena Bibolotti con «I miei treni» e l’incipit de «Il mare colore del vino» il racconto nel quale Leonardo Sciascia descrive il viaggio dell’ing. Bianchi da Roma ad Agrigento e il suo incontro con la famiglia del prof. Miccichè e la giovane Dina.

Accolgo e condivido l’invito di Elena a riscoprire «Il treno come “nonluogo” per antonomasia dove mettere assieme le tessere di un puzzle e fantasticare a più non posso sul futuro. Dove leggere e parlare, conoscere persone che mai più avremmo incontrato, nemmeno per sbaglio, sui social network».
E sarebbe bello ritrovare anche la capacità non solo di guardare il paesaggio che scorre dietro al finestrino ma anche la poesia che permetteva a Ennio Flaiano «di vedere gocce di pioggia che scivolano sul vetro appannato trasformarsi in pianto».

E chissà che queste riflessioni e pensieri non diventino l’occasione per un incontro, per un dialogo fra persone che ogni giorno si incontrano su un treno.
Un dialogo reale e non solo sui social network.

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Una Risposta

  1. Grazie per la citazione e felice di averti ispirato questo post.

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